Controvento

Aveva parcheggiato e si era tolta il casco, le dava sempre fastidio notare l’ammaccatura

sulla parte alta, a destra… le ricordava la paura e lei non ne aveva mai quando saliva sulla sua

moto; non lo avrebbe cambiato, non ancora.

I capelli che erano rimasti intrappolati incapaci di respirare il vento che li stuzzicava, ora le

cadevano oltre le spalle. Erano lunghi, se ne accorgeva ogni volta che li lasciava liberi…

biondi e lisci non stavano mai del tutto fermi, non erano mai del tutto lisci e lei apriva la lampo

della tuta di pelle nera che partiva dall’ombelico e si chiudeva sotto il mento. Si sarebbe

sdraiata senza nemmeno levarla. Aveva accompagnato l’appoggio della moto sul cavalletto ed

era rimasta così, ferma con le mani sul casco e il calore del sole sul viso e ancora una volta si

era domandata perché appena la pelle sotto la tuta ritornava morbida e l’adrenalina aveva

avuto la sua generosa dose di libertà… le mani ritornavano pesanti; non era il casco a pesare

lo sapeva, era la paura di quando non servivano per correre… perché per lei la Vita era una

lunga corsa attraverso il vento; se riuscivi a correre abbastanza per voltarti ed andargli

incontro allora era fatta, anche la moto, la sua due tempi agitatissima si tranquillizzava e

cominciava a passeggiare trasformando gli schiaffi dell’aria in sussurri. Il motore rallentava

i giri e la Vita andava di nuovo nella direzione giusta; quella opposta alla sua.

Era scesa dalla moto, il casco nella mano sinistra e aveva salito le scale fino alla stanza da

letto, lo aveva appoggiato sul comò… lo lasciava sempre lì, con la parte ammaccata in evidenza

a ricordarle che per vivere doveva correre

a ricordarle che la Vita la senti quando non hai paura di andarle incontro…

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-Norma-

Controventoultima modifica: 2016-03-15T08:05:50+00:00da NORMAGIUMELLI
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