Il libro di Lorynne

Rafael era anziano, aveva cent’anni se lo guardavi da vicino … e almeno centosei se lo

osservavi da lontano; aveva nelle mani la saggezza di chi sposta il vento per accarezzare una

foglia; ed era proprio così che lui le porgeva la mano quando lei lo andava a trovare …

spostava il tempo che era rimasto impigliato tra le pagine e richiudeva delicatamente il libro,

poi la guardava di sopra gli occhiali e le sorrideva invitandola ad avvicinarsi.  Lorynne

cominciava a volteggiare e le foglie d’oleandro in giardino ne seguivano la danza, le

prestavano la leggerezza e la posavano senza più dimensione sugli angoli della fiaba più

bella. Rafael riapriva lo scrigno e lo faceva con una mano sola perché per nulla al mondo

avrebbe lasciato quella di Lorynne con l’altra; era così che leggeva per tutto il tempo, con

la mano di Lorynne nella sua …di tanto in tanto si soffermava su qualcosa di insolito; una

frase troppo veloce … una lacrima troppo lenta …

“me la rileggete per favore?” e Rafael andava indietro con il dito fino a ritrovare il respiro di

lei che si era interrotto … ” … così, per non far cadere la Luna e non lasciare orfane le stelle, la

piccola Robbie era salita sull’arcobaleno in un lampo …”

In quel libro c’erano più di cinquecento fiabe, ne era certa, ma potevano essere anche mille!

Rafael cominciava a leggerne una e poi socchiudeva gli occhi, si toglieva gli occhiali e la

raccontava a memoria; non era mai riuscita a leggere il titolo che sulla copertina ormai non

era che un puzzle indefinito, colorato di azzurro su uno sfondo celeste.

“Non ve lo ricordate proprio, il titolo?” Lorynne sperava ogni volta che lui potesse ricordarlo;

quel giorno le aveva risposto: “L’ho sempre visto così, e ce l’ho da quando ero bambino”.

– “ma le fiabe! I titoli delle fiabe …” e prima che lei avesse finito la frase, lui aveva già ripreso a

raccontare. Quello era sicuramente il libro più interessante che Lorynne avesse mai visto, ma

non si capacitava di come suo nonno potesse conoscere a memoria tutte quelle storie.

 Il giorno successivo, mentre Rafael dormiva profondamente, Lorynne si era avvicinata

silenziosa al libro appoggiato sul tavolino, proprio accanto alla poltrona del nonno; era curiosa

di vedere i caratteri delle fiabe che non finivano mai. Lo aveva preso e si era meravigliata di

quanto fosse piccolo; nelle mani di suo nonno le era sembrato immenso … poi lo aveva

sfogliato, ma … ogni pagina che aveva voltato era bianca … di quel bianco che assume la neve

quando a pomeriggio inoltrato diventa un tutt’uno con la terra che protegge, di quel bianco

che assume l’anima … quando al tramonto della vita si fonde per sempre con la carezza dell’

amore. Immobile con il libro aperto, Lorynne era rimasta a fissare gli occhi

chiusi del nonno … e aveva capito. Tutte le fiabe che le aveva raccontato non erano in quel

libro … il carattere che voleva vedere era stampato altrove; allora gli aveva preso la mano,

per l’ultima volta, come aveva sempre fatto lui rendendola principessa di tutte le fiabe …

e per una volta era stata lei a raccontargli una fiaba … la più dolce che si fosse mai sentita e

nella quale si poteva udire il vento spostarsi tra le foglie per poter lasciare pagine e pagine

scolpite nella memoria dell’anima: il libro di Lorynne.

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-Norma-

Il libro di Lorynneultima modifica: 2016-07-22T08:55:24+00:00da NORMAGIUMELLI
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