Ayra non è sola

Non c’erano stanze, finestre, nemmeno una fessura a preannunciare la luce, né artificiale, né

solare; eppure Ayra stava respirando … se ne accorgeva dal calore che sentiva ad ogni

pensiero. Doveva uscire di là, ma non riusciva a controllare i movimenti. Chi l’aveva rinchiusa lì

dentro? Come mai non se lo ricordava? Eppure tutto le era familiare; l’odore della pioggia

penetrava i suoi sensi sempre nello stesso modo, in qualsiasi luogo. Il contatto morbido, come

l’abbraccio di un bambino, la avvolgeva anche ora e la cullava tra le ninna-nanne più care …

era un posto fatto a misura di un sogno; Ayra lo sentiva perfetto. Se avesse potuto

pronunciare una parola, lo avrebbe chiamato casa; ma le parole per lei erano misteriose,

più del Cielo, da dove proveniva e più del mare che ancora non conosceva. Si svegliava, ogni

tanto … o dormiva … e i suoi occhi dal colore ancora incerto proiettavano all’interno, ombre di

sale e di gioia, di sole e di grigio; l’unico arcobaleno che Ayra riusciva a scorgere era quello che

lei stessa dipingeva ad occhi chiusi, quando, nei sogni, una mano le accarezzava le guance.

Allora Ayra usava i pennelli più grandi che aveva e sfiorando appena la tela rosa, bussava

alla porta della Vita, creando un sussulto che le veniva restituito sottoforma di sorriso … o di

arcobaleno, come era solita pensare.

L’ultima volta che si era addormentata si era accorta del cambiamento, i gesti erano

diventati grandi, il calore più intenso e la forza più accentuata. Chissà se era giunto il

momento di vedere il mare … o di provare ad articolare le parole che non conosceva. Le

importava soprattutto di non dimenticarne il tono, la musicalità, la dolcezza. Ora doveva

rimanere sveglia, non poteva rischiare di sbagliarsi e di svegliarsi in un altro sogno.

Con la forza di volontà più grande che si fosse mai sentita, avvinghiata al corpo più minuto

che si fosse mai visto, Ayra quella notte cominciava a nuotare; all’improvviso, lo spazio intorno

a lei era diventato immenso e lei si scopriva capace di attraversarlo. Era quasi arrivata,

le parole misteriose si facevano più nitide e lei desiderava solo conoscerle … ma qualcosa

l’aveva fermata; una voce, chiara, dietro di lei le chiedeva di aspettarla; non era fatta dalle

parole misteriose, ma della stessa sostanza di cui era fatta lei. Ayra per tutto il tempo aveva

pensato di essere sola e invece era sempre stata abbracciata a qualcuno …

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Quando Ayra nasceva … riusciva finalmente ad afferrarla per la mano e a portarla con sé

verso l’arcobaleno più bello del mondo … il sorriso di mamma e papà

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-Norma-

Ayra non è solaultima modifica: 2016-09-08T07:22:58+00:00da NORMAGIUMELLI
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