La pagina dedicata all’e-book di Norma e Valerio

Io lo côcio e io lo magno

 

Coper.colorata facsimile (1) - Copia

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Siamo Norma e Valerio, due persone che si sono conosciute in rete condividendo la passione per la scrittura e per il romanesco. La nostra amicizia nasce proprio qui, sui nostri rispettivi blog, NORMAGIUMELLI e QUID NOVI? commentandoci e divertendoci anche in compagnia di altre persone. L’idea di scrivere questo libro è stata la naturale conseguenza proprio di uno dei nostri consueti giochi; quelli del botta e risposta nei commenti.

Valerio è un avvocato romano; dopo aver frequentato il liceo classico si è laureato nel 1974, i suoi interessi sono il tennistavolo, il golf, l’enigmistica, il gioco degli scacchi, la storia del Go, la storia e la cultura giapponese, la letteratura giapponese antica, la letteratura italiana dal 1200 ai primi del 1900 la storia del papato, curiosità e letteratura romana, la filologia, la musica, da quella classica fino al rock…

e poi ci sono io, Norma;  e mi limito a fare un copia-incolla di quello che già ho scritto nella pagina del mio libro : vivo aTraona in provincia di Sondrio. La mia più grande passione sono i bambini, ma ne ho anche altre e sono i libri, l’amore per la musica e per il mio pianoforte, la passione per il disegno e per la poesia e infine per le moto, in particolare per il bolide che vedete sempre anche nel mio blog. Amo le persone e gli animali ma non mi considero una animalista sfegatata, no, direi proprio di no, però adoro i miei cani e non ho mai fatto del male a nessun animale in vita mia. Non c’è molto altro da dire su di me, anche perchè chi mi segue qui, può conoscermi un pochetto.

trama

Cinquanta ricette preparate e degustate, … cotte e magnate, ‘nzomma

Introduzione

Prima sul blog “999 sonetti”, poi sul mio vecchio “Quid Novi?”, iniziai a postare ‘e ricette, essendo rimasto colpito dall’ironia dei sonetti di Aldo Fabrizi, il quale riusciva ad inserirla persino in un argomento così poeticamente arido.
Non essendo io un poeta ed essendo totalmente privo di senso dell’ironia, mi sarebbe riuscito -almeno così pensavo particolarmente facile trattare un argomento arido, come tale privo di poesia e di ironia. I miei sonetti hanno peraltro, in modo del tutto inaspettato, incontrato lo sconsiderato apprezzamento di Norma Giumelli, fantasiosa e fantastica romanziera e poetessa valtellinese, la quale ha cominciato a commentare i miei sonetti, postandone di suoi, in un romanesco alquanto approssimativo, ma sorprendetemente corretto per chi è abituato a scrivere in “cispadano”.
Al termine di tale gioco, è nata l’idea di raccogliere in un volumetto tutti i sonetti e le relative risposte. La presente raccolta è limitata alle sole ricette culinarie: 50 ricette con relativo commento, più una doppia nota di commiato. La raccolta non ha pretese letterarie di sorta, ma costituisce una semplice testimonianza di come l’Amicizia contribuisca a rendere la vita più allegra e serena.
Abbiamo premesso alla presente raccolta anche le prefazioni al volume più completo che raccoglie tutta la mia produzione di sonetti romaneschi, nonché quella di Norma.

Valerio

Non posso tacere, leggendo una frase del mio co-autore: “essendo totalmente privo del senso dell’ironia”.
É stato proprio questo uno degli elementi fondamentali, insieme alla fantasia e all’ umorismo che lo caratterizzano a coinvolgermi totalmente in questo appassionante gioco. Mi perdonerà se la mia introduzione comincia proprio con il contraddirlo! Del resto, ad eccezione che per le risposte ai suoi sonetti culinari, dovrebbe esserci abituato.
É stato entusiasmante partecipare a questo botta e risposta. Primo, per l’opportunità di imparare le basi di una lingua che mi é sempre piaciuta molto, il romanesco! Secondo, per l’autentico divertimento nello sfidarmi ad essere ancora più testarda di quello che sono. Bellissimo é stato ogni volta aspettare le correzioni di Valerio al mio, a volte, poco appropriato romanesco, ridendo insieme dei miscugli da me completamente inventati con il napoletano, che, fatti da una valtellinese, é tutto dire!!!
Si, non posso che testimoniare la bellezza dell’amicizia nella condivisione di tutto questo o forse il contrario! La bellezza della condivisione … (potete finire la frase con calma).


Norma

Prefazione

Tutto è iniziato per gioco, commentando su un blog di un caro amico una poesia strappalacrime. Risposi con una breve rima di settenari, che di poetico nulla aveva. Dopo di ciò, mi “scoccò una scintilla”: perché, mi chiesi, non tentare di inserire tali scherzi in una struttura metrica autentica, ortodossa, quale è il sonetto?
Mai prima di allora mi ero cimentato nella composizione di un sonetto. Rectius, direi che mai prima di allora mi ero cimentato nella composizione poetica (malgrado alcune affermazioni contrarie, non ritengo possano essere considerate poesie le composizioni libere nella quali mi cimentai tra il 1967 ed il 1970) e tanto meno in quella di un sonetto.
Faccio un piccolo passo indietro.
Sul blog Bibliofilo Arcano ho pubblicato un migliaio di poesie, prevalentemente sonetti, composti dai primordi della lingua volgare, sino alla fine del 1800, da una sessantina di poetesse (quasi la metà delle opere pubblicate sono loro componimenti) e da diversi poeti, per la maggior parte poco noti.
Eccezionalmente la mia “antologia” si è addentrata nel XX Secolo, allorché ho esaminato le opere di una ventina di poeti dialettali romani, con ampia prevalenza per i quattro grandi (Belli, Zanazzo, Pascarella e Trilussa), senza trascurare Aldo Fabrizi, Luciano Luciani ed altri, dei quali ho raccolto circa 250 poesie.
A poco a poco, ci ho “preso gusto” ed in brevissimo tempo ho composto una quantità sorprendentemente ampia di sonetti, in ciò stimolato dall’apprezzamento di molti amici, tra i quali spicca la giovane e versatile poetessa, romanziera, autrice di racconti e pianista valtellinese Norma Giumelli, alcune composizioni della quale ho inserito in questa raccolta, per sua gentile concessione ed alla quale dedicherò una breve seconda prefazione. Le “poesie” della raccolta si ispirano ai temi più cari alla tradizione romanesca. Non è tanto l’aspetto contenutistico -essendo le composizioni per lo più avulse da reali esperienze di vita- o stilistico ad aver attirato la mia attenzione, quanto il tentativo di sintetizzare in una forma espressiva coerente dal punto di vista del linguaggio gli studi, estremamente superficiali, da me compiuti sul dialetto. Il mio romanesco differisce nettamente tanto da quello di fine Ottocento (Zanazzo e Pascarella) e di inizio Novecento (Trilussa), quanto da quello dei principali poeti del secolo scorso; nulla ha a che vedere con lo strano linguaggio attuale.
Dal punto di vista lessicale, è evidente la scarsa conoscenza da parte mia di termini in uso nel 1800, gran parte dei quali sono oggidì sconosciuti alla quasi totalità dei romani.
Mi è sembrato altresì improponibile adeguare la grafia a quella sommariamente delineata   dal Belli nell’introduzione alla raccolta completa dei suoi sonetti. La lettura dei sonetti di Belli appare estremamente ostica anche a me. Sorvolando sul periodo che potrei definire di transizione tra il vecchio ed il nuovo modo di esprimersi in romanesco (Zanazzo ed in
minor misura Pascarella), appare evidente la diversità espressiva di Trilussa e dei poeti a lui successivi rispetto al linguaggio da me usato, tramite il quale ho tentato più che altro di rendere foneticamente la cadenza romanesca.
A tal fine ho tentato di curare, non sempre riuscendovi, peraltro, a causa di refusi od errori veri e propri, l’uso degli accenti. Una discreta cura in proposito si rileva nei “quattro grandi”, sebbene gli editori dell’epoca abbiano spesso trascurato tale sapiente uso per lo più applicato dall’artista (sicché troviamo spesso l’accento grave al posto di quello acuto o dell’apostrofo). Perciò ho quasi sempre adoperato l’accento circonflesso nei casi in cui si è verificata la contrazione di due vocali contigue (come in puoi, vuoi, vuole, ad esempio; il sostantivo suono = sòno -e simili- è invece accentato normalmente, perché in romanesco tale è la corretta grafia. A volte, peraltro, l’accento manca, non essendovi possibilità di equivoci). Ho anche usato la dieresi, soprattutto allorché lo richiedevano esigenze metriche. Ho infine fatto frequente uso dell’apostrofo sia all’inizio delle parole (questo = ‘sto), sia alla fine anche in aggiunta all’accento, se necessario (ad esempio il verbo sono ha il solo accento acuto al singolare, perché tale è la grafia e pronuncia romanesca, ma aggiunge l’apostrofo al plurale).
L’uso delle doppie consonanti all’inizio della parola è sostanzialmente limitato a Belli e Zanazzo, ma io ho tentato di reintrodurlo anche allo scopo di porre particolare enfasi su determinate parole, oltre che per ragioni di pronuncia. Parimenti, non si rinviene nell’ opera dei maggiori poeti (Belli, Zanazzo, Pascarella, Trilussa, ma anche di molti altri) l’uso della soppressione della doppia “r” (ferro = fero; guerra = guera). Raramente si rinviene oggi il raddoppio delle “b” e delle “z”, laddove tale raddoppio è stato quasi costantemente da me usato. Il romanesco dei sonetti da me composti non può, in definitiva, essere assunto come modello né di stampo classico, né moderno: è un gioco e nulla più.
Poco rilevante è il fatto che io sia riuscito o meno nell’intento che mi ero prefisso, così come irrilevante è lo scarsissimo valore artistico dei miei componimenti. Quel che conta è che mi sono sinceramente divertito, soprattutto perché, alla base di questo lavoro c’è la lettura da parte mia di un ampio numero di opere di autentici artisti che hanno arricchito il mio spirito: Giuseppe Gioachino Belli, Giggi Zanazzo, Cesare Pascarella, Trilussa, Adolfo Giaquinto, Nino Ilari, Augusto Sindici, Luciano Luciani, Natale Polci, Aldo Fabrizi, Checco Durante e tanti altri.
Valerio Sampieri

La pagina dedicata all’e-book di Norma e Valerioultima modifica: 2015-12-23T23:54:08+00:00da NORMAGIUMELLI

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